Notte in bianco (di Letizia Vicidomini)

Un seducente giallo psicologico. Un appassionante caso umano. Un romanzo avente per protagonisti l’empatia e una Napoli che coinvolge il lettore con la sua anima dai tanti inesauribili colori e sfumature

Il commissario Andrea Martino è da un anno in pensione, deciso a godersela trascorrendo le giornate tra i nipoti e la cura delle sue amate piante. Un giorno di primavera una telefonata di Michele Loffredo, il suo vice promosso a capo della squadra, lo strappa improvvisamente da questa serena dimensione. Un’anziana donna di nome Viola Carraturo è stata ritrovata morta nel suo esercizio di Sali e Tabacchi con la testa fracassata e soffocata da un cuscino. L’ex collega e amico ha chiesto aiuto in considerazione delle peculiari capacità di colui che quando era in servizio chiamavano “il commissario buono” per la sensibilità e il senso di pietà con cui conduceva le indagini. La prima domanda a cui dare una risposta è il movente di un gesto tanto efferato e inesplicabile. Per farlo è necessario scavare nell’oscuro passato di questa donna che tutti chiamavano “la tabaccaia” e di cui pochi conoscevano il nome di battesimo. In assenza di prove materiali, l’unica strada da percorrere è quella di scandagliare la vita dei nipoti della vittima solitari e soggiogati dal demone del gioco, nonché quella di un intero condominio, un piccolo mondo che si affaccia sul giardino incolto della “tabaccaia”, raccogliere le loro confidenze, penetrare i loro segreti.

Il libro scorre fluido, si lascia leggere con facilità, nonostante la tragicità della vicenda al centro della narrazione e la portata dei temi affrontati. Merito dello stile dell’autrice che sa perfettamente coniugare leggerezza e profondità.

Il lettore è coinvolto da questo emozionante giallo psicologico, dal protagonista (che considera il suo un “impegno morale” che “dura tutta la vita”) e dal suo particolare metodo d’indagine. Egli è un fautore per sua stessa ammissione del pensiero laterale, il quale prevede un approccio indiretto a un problema, ossia la sua osservazione da angolazioni diverse. Fra le frecce al suo arco al primo posto sta l’empatia: una completa immedesimazione nelle persone che lo circondano, tale da permettergli spesso di cogliere i loro più reconditi pensieri e sentimenti. La saggezza (acquisita anche con l’età), l’intuito e la tenacia contribuiscono al suo successo, sono in qualche modo altre facce di questa stella polare con la quale il nostro detective si orienta non soltanto per venire a capo dell’enigma poliziesco ma allo stesso tempo – e forse prima ancora – per risolvere il caso umano.

Il lettore è come se assorbisse almeno un po’ di quella stessa empatia che l’autrice – per tramite del suo protagonista – ha voluto non solo raccontargli ma anche trasmettergli. E così anche l’epilogo del tutto inaspettato si rivela doppiamente appagante: per la testa così come per il cuore, è capace di sorprenderlo con la soluzione del rebus poliziesco e inscindibilmente sentimentale. E’ inebriato da una verità che alla fine straripa con forza dal muro di reticenza e omertà per rischiarare le tenebre del male, dall’intrigante narrazione di una città che come la fenice ogni volta risorge in tutto il suo immutato e inimitabile splendore.