Il rumore della pioggia (di Gigi Paoli)

Un avvincente noir metropolitano. Un giallo ironico e profondo. Una Firenze cupa e suggestiva. Uno lucido spaccato del mondo della cronaca giudiziaria

Da giorni Firenze è sferzata da una pioggia battente e paralizzata dai preparativi per la visita del presidente israeliano. Carlo Alberto Marchi, intrappolato nell’intenso traffico mattutino che da casa lo porta al Palazzo di Giustizia, apprende una notizia appetitosa per un giornalista di cronaca giudiziaria a corto di esclusive: all’alba, in un antico palazzo di via Maggio, la prestigiosa strada degli antiquari, è stato rinvenuto il cadavere di un anziano commesso di un rinomato negozio di antichità religiose. L’uomo è stato trafitto da ventitré coltellate. Si ha l’impressione di trovarsi di fronte a un classico delitto della camera (quasi) chiusa, a un assassino invisibile, fantasma. A rendere il caso ancora più interessante e delicato vi è il fatto che il palazzo è di proprietà della Curia e sopra il negozio ha sede l’Economato. Il cronista insegue i magistrati inquirenti col miraggio di uno scoop che possa risollevare le sue sorti agli occhi del direttore del Nuovo Giornale e migliorare comunque la sua posizione che pare sempre più precaria all’interno del quotidiano. Corre come un pazzo da un capo all’altro della città cercando di conciliare al meglio le pressanti esigenze lavorative con quelle di padre single. Nel frattempo, indagando sul misterioso omicidio di via Maggio, emergono una serie di personaggi, vecchi misteri irrisolti e si affacciano ipotesi sempre inquietanti.

Il romanzo di esordio di Gigi Paoli è un emozionante noir che cattura il lettore tenendolo incollato alla pagina dall’inizio alla fine. La prosa è sorretta da un ritmo teso e serrato, fluido e scorrevole. La narrazione è caratterizzata da un susseguirsi di colpi di scena e un epilogo inatteso. L’autore è capace di amalgamare sapientemente leggerezza e profondità, ironia e pathos.

Il protagonista della nostra storia nel panorama del genere crime si configura come un personaggio originale, credibile, coinvolgente. Si tratta di un reporter d’assalto, detective per caso, che possiede un impareggiabile fiuto da segugio. Costui, utilizzando al meglio la sua esperienza e i suoi contatti, riesce pian piano a far luce sulla verità, spesso in un rapporto di collaborazione con gli inquirenti e l’autorità giudiziaria.

Protagonista di pari grado è una Firenze per certi versi insolita, sospesa fra la realtà di una solare città rinascimentale e una nuova dimensione cupa che sembra inesorabilmente essersi sostituita alla prima.

Parimenti essenziale è il ruolo della città nella città, ribattezzata dal protagonista Gotham (prendendo spunto dal nome della città immaginaria in cui sono ambientate le avventure di Batman): il nuovo Palazzo di Giustizia, il quale si delinea come un mondo oscuro, gotico, fatto di architetture, atmosfere e una fauna talora inesplicabili e sinistre eppure in definitiva altrettanto suggestive.

L’autore, da abile professionista del settore, sembra altresì voler sottolineare i possibili effetti del clamore mediatico suscitato da certe vicende giudiziarie, anche in relazione all’attività investigativa e giudiziaria.

Nel finale è un’autentica sorpresa per il lettore conoscere la soluzione dell’intricato rebus criminale, ma come capita di sovente nella migliore letteratura poliziesca (e non solo) non meno importante si rivela lo scioglimento dell’enigma umano.