Un noir amaro e ironico. Un romanzo grottesco e dissacrante. Un originale e coinvolgente bestiario umano
Giuseppe Bellingeri è un ingegnere e agente dei servizi segreti da poco tornato alla vita borghese nella sua Calabria. Lui è un lupo. Sì, perché nel mondo narrato in questo libro, accanto agli uomini, oppure in una loro peculiare estrinsecazione, si muovono anche altri animali, antropomorfi, perfettamente abbigliati e pure dotati di favella. Quando in un appartamento di Morgese, un paesino nel cuore della piana di Reggio Calabria, viene ritrovato un cadavere, il vicequestore Balbino, orso bruno capo della squadra mobile, convoca Bellingeri, sapendo che costui conosceva intimamente la vittima: Maria De Albertis, una giovane donna innamorata della libertà. Si tratta di un omicidio caratterizzato dalla brutalità, ma anche da una serie di strane circostanze che delineano poco alla volta l’effigie di un anomalo delitto. Il nostro detective non ufficiale, per scoprire chi e perché ha voluto uccidere Maria, deve muoversi in un universo brulicante di umani, faine, salamandre, falchi e altri animali di ogni sorta.
La prima avventura di Giuseppe Bellingeri segna l’esordio di un investigatore originale e intrigante, una persona che (come in fondo tutti quanti i personaggi del romanzo) è conscia dei suoi istinti animali ma lotta per affermare come possibile la sua irrinunciabile appartenenza al genere homo sapiens. Si tratta di un uomo cinico, disincantato, irriverente, indomito, mai arrendevole, ma anche profondamente malinconico e intrinsecamente umano.
Siamo di fronte a un avvincente noir che cattura il lettore dall’incipit all’epilogo. La prosa è sorretta da un ritmo teso e serrato, fluido e scorrevole. La narrazione è caratterizzata da un susseguirsi di colpi di scena e un finale sorprendente e allo stesso tempo coerente con gli indizi abilmente disseminati nel corso della narrazione. L’autore è capace di realizzare un felice connubio di leggerezza e profondità, ironia e pathos.
I personaggi sono descritti in maniera approfondita, i loro caratteri sono ben scolpiti, cesellati nelle più peculiari e recondite sfumature, e anche per questo verosimili ed emozionanti.
L’ambientazione è pittoresca e suggestiva: una Calabria per certi versi inconsueta, all’incrocio tra le atmosfere mediterranee e la California di Philip Marlow, densa di colore e contraddizioni. I palazzi signorili si stagliano sullo stretto di Messina e gli immigrati sono vittime dello sfruttamento nei campi, sprofondati nella fatica e nel sudore. E dietro il sole abbagliante emerge ineluttabile l’ombra tentacolare della criminalità organizzata.
Ma ciò che forse più di ogni altra cosa contraddistingue questo bel libro è questo ibrido campionario di vite, di esistenze bifronti, metà umane e metà animali, dove l’istinto si rivela come una sorta di amplificatore dei nostri sentimenti, anche più bassi, inconfessabili, dei nostri desideri più vitali.
Alla fine il lettore è stupito dalla soluzione dell’intricato enigma, ma, come succede nei migliori crime, è forse ancor più sorpreso dal disvelamento del rebus umano, perché in definitiva i veri protagonisti di questa sono uomini e donne, che, immersi in questo variopinto bestiario, riaffermano con vigore la loro natura più autentica e insopprimibile, come sembra in certo modo sottolineare il nostro eroe quando dichiara: “Io sono un animale come gli altri, non una bestia”.