Un intrigante e accurato police procedural. Un suggestivo noir ambientato in una provincia italiana che dietro un’illusoria facciata cela insospettabili segreti e bugie. Un titolo evocativo che si sviluppa in un apologo sul valore della verità
Borgotaro, 8 giugno 1993. Nestore Donna, un ciclista amatoriale, è sparito nel nulla dopo aver visto transitare i suoi beniamini in gara durante una tappa del Giro d’Italia. La sua bicicletta ricompare dopo diversi mesi sporca di sangue, a seguito della segnalazione di un turista scozzese che racconta di essere stato quasi investito da un’auto. In seguito qualcuno spara contro la facciata di una caserma dei Carabinieri con un M12 rubato proprio da un’auto di servizio dell’Arma. Il maresciallo Vittorio Adorni (omonimo del campione di ciclismo), coadiuvato dal fido vicebrigadiere Richetti, si ritrova fra le mani un’indagine scomoda e delicata. Man mano che procede, gli episodi sempre più danno l’impressione di essere collegati. Quanto invece alla scomparsa dell’uomo, sempre meno pare trattarsi di un allontanamento volontario. Il sottufficiale dei Carabinieri dovrà investigare nel mondo degli affari e dell’alta finanza, in merito a diverse operazioni economiche della Ducatolab (di cui l’uomo scomparso è un manager di spicco), nei confronti dei proprietari dell’azienda e anche dei membri della famiglia Ravazzi che ha una partecipazione importante nella società. Ma sarà costretto anche a destreggiarsi tra ordini che mutano di momento in momento, superiori che “marcano il territorio” e informazioni coperte, in un’Italia di provincia che sta cambiando pelle dopo Mani Pulite. E farà l’unica che sa fare bene: ricostruire la verità, con arguzia, tenacia e coraggio.
In queste pagine vengono sapientemente amalgamati il giallo, il thriller, il police procedural. Ne esce fuori un romanzo in cui convivono felicemente molteplici anime, che può definirsi un avvincente enigma, un concentrato di suspense, un coinvolgente noir.
L’autore sa perfettamente coniugare leggerezza e profondità, offrendo al lettore intrattenimento e allo stesso tempo spunti di riflessione.
I personaggi sono descritti in maniera approfondita, i loro caratteri sono ben scolpiti, cesellati nelle più peculiari e recondite sfumature, e anche per questo verosimili ed emozionanti. Lo stesso dicasi per le location, di cui la narrativa e la cronaca ci danno spesso conto ma raramente con questo grado di accuratezza e realismo.
Ma quello che forse più di ogni altra cosa ci rimane di queste belle pagine è un retrogusto di sapore intimamente filosofico: il quotidiano scontro fra verità e menzogna, che appare sempre più impari soprattutto nell’odierna civiltà dell’immagine. E non può che rafforzarsi il felice stupore e il completo appagamento del lettore quando nel finale la prima vince per KO l’ancestrale match.
L’asimmetria della menzogna si delinea dunque non soltanto come un titolo evocativo, né come una mera dichiarazione d’intenti, ma estrinseca tutte le sue sorprendenti potenzialità, si sviluppa appieno nel romanzo, si fa strada lungo i meandri della narrazione, si esprime per mezzo dei personaggi e in certo modo ognuno in differente maniera li forgia, riapparendo alla fine in una definizione sintetica, esauriente e suggestiva: “la quantità di energia necessaria per ristabilire la verità è infinitamente più grande rispetto all’energia necessaria per diffondere il falso”.