Il volo dell’equilibrista (di Maria Loreta Chieffo)

Un misterioso avvelenamento scuote il mondo della scuola. Un raffinato giallo di architettura classica ambientato nella Napoli contemporanea

Un uomo muore avvelenato: il delitto enigmatico forse per antonomasia. Le indagini portano alla scoperta di altarini e segreti inconfessabili, più o meno legati al crimine principale. Sulla scena della ribalta si affacciano più sospettati, ognuno dei quali sembra fin troppo convincente. Poco alla volta si fa strada l’idea che dietro l’omicidio si nascondano verità ancora più inattese di quelle via via affiorate nel corso dell’attività investigativa.

Nonostante le premesse, non siamo a St Mary Mead, né in una amena località di campagna della Cornovaglia o del Devonshire. A indagare non troviamo Miss Marple, che, fra tè pomeridiani e pettegolezzi, inchioda l’assassino grazie alle confidenze altrui, un’innata arguzia e pragmatico buon senso. Né siamo alla presenza di Hercule Poirot, che smaschera il colpevole col suo infallibile metodo deduttivo e l’arma segreta costituita dalle sue insuperabili “cellule grigie”.

Siamo invece nell’Italia di oggi, nell’istituto scolastico Genio. Proprio nel momento in cui tutti, docenti e allievi, sono pronti per gli impegni di fine anno, col pensiero magari anche alle imminenti vacanze estive, una tragedia inaspettata turba la comunità scolastica: viene rivenuto il corpo senza vita del preside. Ben presto, scartata l’iniziale ipotesi del malore, si scopre che l’uomo è stato avvelenato. Il commissario La Guardia affiancato dal professor Vicedomini, intraprende un’indagine minuziosa, nel corso della quale si trova a passare in rassegna le vite di una cerchia ristretta di persone, a scandagliare con meticolosità i conflitti, i motivi di risentimento, le aspettative, le frustrazioni, e qualsiasi altro plausibile movente dell’efferato gesto omicida. La singolare coppia investigativa all’inizio fatica a scalfire omertà e connivenze, ma poi, con sempre maggior consapevolezza dei propri mezzi, riesce a raccogliere le necessarie informazioni, fare le debite deduzioni e risolvere quindi il mistero. All’esito delle indagini, emergerà una verità insospettabile, una dinamica degli eventi ben più complessa e allo stesso tempo per certi versi più semplice di quanto inizialmente ipotizzato.

Questo romanzo è sorretto da un’architettura elaborata: le psicologie dei personaggi sono descritte in maniera approfondita, le vicende e motivazioni umane sono ben sviscerate. Allo stesso tempo, la narrazione scorre lieve e fluida dall’inizio alla fine, il libro si fa divorare della prima all’ultima pagina.

Il lettore si lascia volentieri coinvolgere in questa storia drammatica ed esilarante, a tratti surreale, sempre intrigante. Piange, ride, riflette, si diverte, sempre più s’incuriosisce e pretende di sapere tutta la verità. E alla fine ottiene piena soddisfazione. Nell’epilogo saltano fuori tutti gli antefatti, i moventi, la soluzione del raffinato rebus criminale. I topos della grande tradizione del giallo classico, evocati fin dall’inizio, vengono riadattati con garbo e misura. Il fascino del vecchio poliziesco d’annata, lungi dal venir meno, rinverdisce. L’autore ci dimostra che il male può avere mille facce e celarsi nei pertugi più impensati. Ci ricorda che la verità ha sempre prezzo, ma che non si può rinunciare a perseguirla e a punire le colpe, soprattutto in un ambiente quale è la scuola dove il castigo può rivestire anche un imprescindibile valore pedagogico.